mercoledì 21 ottobre 2009
Solidarietà a Bruno Fiore
lunedì 19 ottobre 2009
Luciano Violante a Minturno
E’ un argomento questo che non è appannaggio esclusivo di qualcuno. Tutti siamo coinvolti quando si tratta di compromissioni delle libertà democratiche. Tutti abbiamo il dovere di sapere, di informarci di comprendere e soprattutto di agire.
Per questo il PD ha organizzato il seguente incontro:
MARTEDI’ 20 OTTOBRE ALLE ORE 17:00, A SCAURI, PRESSO LA “TERRAZZA MORELLI”
l’On.le Luciano Violante
Incontrerà i cittadini per parlare di
LEGALITA’ ED ESERCIZIO DELLA
DEMOCRAZIA NEL SUD-PONTINO
INTERVERRANNO:
• Franco Mallozzi: consigliere comunale e capogruppo PD.
• Roberto Lepone: consigliere comunale.
• Giorgio De Marchis: candidato all’assemblea regionale per la lista “Bersani”.
• Loreto Bevilacqua: segretario provinciale del PD e candidato all’assemblea regionale per la lista “Bersani”.
• On.le Domenico Di Resta: presidente commissione regionale “Sviluppo economico, Ricerca, Innovazione e Turismo.
• On.le Maria Teresa Amici: parlamentare, componente della commissione “Affari Costituzionali” e del comitato per le “Pari Opportunità”.
MODERA I LAVORI:
• Roberto Rotasso: coordinatore comunale del Partito Democratico.
martedì 13 ottobre 2009
Intervento in Consiglio Comunale di Roberto Lepone, consigliere comunale Pd
Signor Presidente del Consiglio,
Colleghi Consiglieri,
la gravità dei fatti di cui sono stato vittima insieme ad altri amici alla fine di Luglio u.s., mentre manifestavano liberamente le nostre idee, meritano, anche per il ruolo istituzionale di consigliere comunale che rivesto, una aperta e più approfondita riflessione.
Penso, molto sommessamente, che il ruolo di Consigliere Comunale riveste un’importanza fondamentale.
Il consesso di cui facciamo parte rappresenta la massima assise cittadina.
Sedere in questo Consiglio Comunale ci deve onorare. Tutti, nessuno escluso. Noi tutti siamo stati eletti. E rappresentiamo dei cittadini che ci hanno conferito il loro mandato. Nell’esercizio delle nostre funzioni non esprimiamo solo le nostre idee, ma quelle di una pluralità di persone. Ogni atto riferito alle nostre persone, riguarda automaticamente tutti coloro che rappresentiamo.
Lo stesso non vale per i componenti di giunta, atteso che non tutti sono stati anche eletti . Ma per noi consiglieri è diverso. Noi siamo stati eletti e quindi abbiamo una diversa legittimazione ma anche una diversa responsabilità.
Ad un assessore può essere revocata la delega. Ad un consigliere comunale NO!
Il Consiglio Comunale è il luogo dell’elaborazione politica di più alto profilo. E quindi per farne parte o parteciparvi ai lavori, bisogna esserne degni. Bisogna avere cioè il senso delle istituzioni, rispettarle ed osservare le leggi. Prima fra tutti la legge fondamentale, la Costituzione!
La Costituzione disegna il perimetro del campo di gioco. Evidentemente se qualcuno che non è neppure un consigliere eletto si pone al di fuori di quel perimetro, si pone fuori gioco, e va in panchina o, dovrebbe andare in panchina. Ma anche questa è una scelta che ha una sua precisa valenza politica. Anche in questo caso l’arbitro legittimato è il Consiglio o comunque la sua maggioranza.
Ci sono stati degli accadimenti che hanno macchiato questa istituzione. L’hanno sporcata. E noi questo non lo possiamo permettere e non lo dobbiamo permettere. Perché noi tutti passiamo, l’attraversiamo, ma l’istituzione rimane. Ciò che è accaduto rischia invece di lasciare una macchia indelebile, se non viene cancellata, oggi, da scelte politiche concrete che dimostrano che c’è una maggioranza intenzionata a prenderne marcatamente le distanze, stabilendo chi continua a giocare e chi va in panchina.
Il Consiglio Comunale non ha un ruolo meramente esecutivo come la Giunta. Ha un ruolo d’indirizzo politico.
E’ il luogo in cui si elaborano le idee, si sviluppa il progetto anche culturale della città, si disegna l’architettura dei modelli sociali.
Ed è questa, ritengo, la nostra più grande responsabilità: ciò che noi esprimiamo, attraverso le nostre idee, ma anche e soprattutto attraverso le nostre scelte ed i nostri comportamenti, ci piaccia o no, è destinato inevitabilmente a produrre effetti riflessi nel tessuto sociale e quindi sulla qualità della vita di questo Comune, di questa collettività.
Non entrerò – in questa circostanza - nel merito della questione, ma mi soffermerò sul significato intrinseco dell’accaduto per capire, insieme con voi, in quale direzione stiamo marciando e a quale modello sociale ci stiamo ispirando.
Ma soprattutto quale eredità consegneremo ai nostri figli ed alle generazioni che seguiranno. In quale tipo di società vogliamo che essi vivano.
Dirò, solo come semplice premessa , che il documento “incriminato”, ma dai toni civili e pacati - che ha suscitato una reazione tanto violenta quanto inaccettabile - non conteneva alcun riferimento al Sindaco di Minturno, né alla Giunta che esso presiede, né all’assessore all’ambiente (rectius, alla qualità della vita), né tantomeno al litorale minturnese, ma un vago e generico riferimento al Golfo di Gaeta.
Non conteneva attacchi contro qualcuno bensì la prospettazione di una possibile soluzione, con l’elencazione di una serie di interventi che interessavano ed interessano anche altri Comuni vicini e non.
Sostanzialmente sottendeva la richiesta di impegni finanziari, ergo, investimenti per la realizzazione delle opere, da parte della Regione Lazio e a favore delle nostre comunità locali.
In ogni caso si trattava di una lettera indirizzata personalmente al Presidente della Regione Lazio, On. Piero Marrazzo.
Che cosa c’è in questo se non la pura e semplice espressione di un’idea. IDEA che potrà essere condivisa o non condivisa ma che rientra in quella libertà fondamentale di manifestare il proprio pensiero, che è una delle grandi conquiste della nostra civiltà sancite nella nostra Costituzione.
E vengo alla mia riflessione.
La nostra è una storia antica, millenaria. I valori che oggi esprimiamo sono il frutto di un cammino lento e graduale dell’umanità verso un progresso sociale e culturale, prima ancora che economico.
I diritti consacrati nella nostra Carta Costituzionale furono il frutto di una ricchezza spirituale e di una fertilità intellettuale, che si liberò dopo gli anni dell’oppressione della dittatura fascista e dell’olocausto. Ancora oggi quando ci riferiamo a coloro che contribuirono a scrivere la costituzione parliamo con deferenza di “padri costituenti”, come a voler sottolineare la grandezza delle loro personalità, ma anche il senso paternalistico con cui, quegli uomini che tanto avevano sofferto, consegnavano alle nuove generazioni un patrimonio dal valore inestimabile, cioè una costituzione che le preservasse dall’infausto destino che tanto dolorosamente aveva segnato le loro vite.
Una costituzione quindi intrisa di profondi valori etici e cristiani, una sinfonia di principi e di idee tanto di tradizione cattolica quanto laica e progressista, armonicamente racchiusi come in uno scrigno, nei 139 articoli che la componevano.
E noi, figli di questa storia, di questa cultura - che i popoli dell’Occidente del Mondo, badate bene!, dall’Europa agli Stati Uniti, esprimono - siamo interpreti e portatori, così come di quell’etica del diritto e della democrazia su cui poggiano importanti conquiste nel campo dei diritti fondamentali della persona umana e nel campo dei diritti civili e politici, sanciti dalla nostra costituzione che, forse, talvolta è bene ricordare:
- il diritto alla libera manifestazione del pensiero (con i diritti correlati: diritto di critica, di cronaca, di satira, di propaganda, al pluralismo, ecc.) ed
- i diritti ad esso strumentali, relativi all'effettiva partecipazione nell'organizzazione politica del paese (diritto di riunione, di associazione, di disobbedienza civile, di sciopero, ecc.),
- e conseguentemente i diritti inviolabili dell'uomo all'interno delle formazioni sociali ove si svolge e si realizza la sua personalità, e sul ruolo di controllo della maggioranza che deve essere assicurato – anche mediante la massima estensione dei diritti di cui si è detto - alle minoranze, a garanzia del metodo democratico, quale unica forma di determinazione della politica nazionale.
In particolare il "diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", così celebra l’articolo 21 della Costituzione, è stato definito dalla Corte Costituzionale “pietra angolare dell’ordine democratico” (Corte Cost. sentenza 17 aprile 1969, n. 84)
Ed ancora, sempre la Corte Costituzionale ha ribadito in diverse pronunce che “La libertà di manifestazione del pensiero é tra le libertà fondamentali proclamate e protette dalla nostra Costituzione, una di quelle che meglio caratterizzano il regime vigente nello Stato, condizione com'é del modo di essere e dello sviluppo della vita del Paese in ogni suo aspetto culturale, politico, sociale (Corte Costituzionale, sentenza 19 febbraio 1965, n. 9).
E sempre il Giudice delle Leggi ha aggiunto: «se di una libertà fondamentale può parlarsi, questa è la libertà di esprimere le proprie idee, e cercare in ogni modo di divulgarle; la libertà di tentare di persuadere gli altri».
Alla luce di ciò i fatti accaduti la sera del 27 luglio u.s. sul lungomare di Scauri nel tratto antistante il Piazzale delle Ex Sieci, a ben vedere, e di quelli che ne sono conseguiti i giorni successivi (querela nei confronti chi scrive), vanno inquadrati non sotto il profilo degli art.: 656 e 658 cp, ma l’ipotesi che ricorre, ben più verosimilmente, è invece quella della limitazione di quel diritto fondamentale contemplato dall’art.: 21 della costituzione:
- “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. …(omissis)”.
Colleghi Consiglieri, ciò di cui parliamo è questo: il pensiero è l’unica via per la libertà dell’uomo. Diceva Voltaire: “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Negare la libertà di pensiero equivale a negare la vita stessa della persona, il suo diritto di esistere.
Mi avvio alla conclusione consegnando anche alla vostra memoria le parole con cui il prof. Antonio Proia concludeva il “Discorso celebrativo nel decimo anniversario della Costituzione Italiana, 16 gennaio 1958”, essendo stato anch’egli Consigliere Comunale di Minturno e che è un nostro concittadino:
“Il popolo che vede nella Costituzione sancito il rispetto dei suoi diritti in un ordinamento di pacifico progresso sociale lo deve osservare, ma deve esserne anche il più sicuro custode. Esso deve salvaguardare le istituzioni che liberamente si è scelto. Se il popolo resta tranquillo, quando esse sono in pericolo, è lo stato di letargia il preannuncio di morte della pubblica libertà. La letargia dei popoli è il conformismo, il timore di esprimere le proprie idee. Le istituzioni non vivono sol perché si formi una Carta e la si voti in parlamento, né la Repubblica è del popolo sol perché così è scritto nella Carta Costituzionale. Essa deve vivere nel cuore dei cittadini, e le istituzioni sono libere se il popolo è libero nel suo spirito, se esso è onesto, se sa piegarsi al supremo imperio della legge, se ha vivo in sé il senso dello stato, se costringe a governare repubblicanamente anche i governi più dispotici.
A noi quindi il compito di essere degni della libertà e delle nostre democratiche istituzioni”.
Grazie.
Avv. Roberto Lepone
Consigliere Comunale PD - Minturno